I filosofi e le macchine – Parte II

Vi proponiamo di seguito la sintesi dell’intervento di Agnese Benaglia al Convegno “Fabbrica 4.0” tenutosi a Bondanello l’8 aprile 2016.
Parte II – Necessità dell’etica nella civiltà tecnologica

Oggi si parla di una quarta rivoluzione industriale (Fabbrica 4.0) caratterizzata dall’inserimento, grazie alla tecnologia digitale, di macchine intelligenti e interconnesse nei lavori svolti dagli esseri umani.

La robotica avanzata  è ormai presente nei settori più vari, pensiamo alle  macchine che si guidano da sole (auto, navi, treni, navicelle spaziali), ai droni, alle stampanti 3D, ai robot di pronto intervento in situazione di pericolo o alle tecnologie robotiche usate nelle sale operatorie. I cambiamenti in atto sono rapidissimi, a vasto raggio e irreversibili. Rappresentano una grande opportunità per la comunità umana ma suscitano non poche domande: le professioni attuali cambieranno o scompariranno? Nasceranno nuove occupazioni come è accaduto nel corso delle rivoluzioni precedenti o l’automazione sempre più diffusa porterà a una disoccupazione di portata inaudita e socialmente  insostenibile?

Queste domande ci conducono verso una riflessione di carattere etico e allora dobbiamo chiederci: fino a che punto l’uomo è sostituibile dalle macchine? Una macchina può diventare un soggetto etico, cioè dotato di coscienza e dunque in grado di distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto e per questo libero di decidere, di fare scelte e di assumersene la responsabilità? Per evitare sorprese drammatiche e costi cruenti è opportuno, a livello individuale e collettivo, prendere consapevolezza dei rischi e delle conseguenze di una rivoluzione mal governata. L’uomo deve impegnare tutto se stesso in circostanze così straordinarie: la sua razionalità, la sua capacità di produrre attraverso il lavoro e la sua capacità di agire secondo coscienza e volontà consapevole.

In ogni tempo della storia umana è risultato necessario assumere comportamenti finalizzati alla costruzione di una società ben ordinata, pena la rovina. Fino al Medio Evo le questioni etiche riguardarono esclusivamente le relazioni degli uomini tra di loro, all’interno della polis. Dall’età moderna ad oggi, per effetto delle succitate rivoluzioni, l’intervento manipolatorio dell’uomo sulla natura e, da ultimo, su se stesso, fa nascere nuove inquietanti questioni etiche. A ciò si aggiunga che, nel medesimo arco temporale, specie dalla fine del sec. XIX ad oggi, un complesso processo culturale che ha avuto i suoi alfieri in Marx, Nietzsche e Freud, ha portato alla dissoluzioni dei valori tradizionali, tanto da riscontrare un “vuoto etico”. Negli ultimi decenni però si è avuta una “svolta etica”, è emersa cioè la necessità di una riflessione profonda sul nostro tempo, un punto di vista che non si limiti a considerare l’”hic et nunc” ma che valuti l’insieme dei fronti problematici –  ecologia,  biotecnologia, economia e  finanza, comunicazione e privacy – . E’ necessaria una visione globale, cioè filosofica, per capire cosa si può e non si deve fare per il bene dell’umanità.  Sarebbe  necessaria una politica “globale” per governare una realtà così complessa.

Leggi anche: “I filosofi e le macchine – Parte I / Le rivoluzioni industriali”

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